Quanto ansia e depressione incidono nella sensazione di dispnea?
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21 Marzo 20138 marzo 2013.
L’SSF Rebaudengo ed il Gruppo Abele, hanno organizzato un convegno sui comportamenti di addiction: ben sapendo quanto a cuore mi stiano queste problematiche, decido seppur in ritardo, di raggiungere Piazza Rebaudengo e parteciparvici.
Diversi gli interventi ed interessanti i nomi, Don Luigi Ciotti, Augusto Consoli, Mauro Croce, Leopoldo Grosso, Giuliana Ferreri.
Ve ne riassumo un estratto:
In Italia il dipartimento che si occupa di dipendenze non ha una banca dati condivisa, funzionale e ben organizzata, si evince una difficoltà di conoscenza approfondita sui dati fenomenologici con il risultato di una elevata criticità nella disponibilità delle informazioni sistematiche. Sul piano delle neuro scienze, con buona pace dell’analisi transazionale, che mi sento di citare con piacere, la ricerca sta facendo passi da gigante: quasi tutte le ricerche sono americane, poche italiane o europee. Il contesto e la cultura sono importanti nella ricerca ed interessanti.
Augusto Consoli psichiatra direttore del dipartimento di patologia delle dipendenze ASL To 2, sottolinea, giustamente, la limitazione di un costrutto, troppo spesso utilizzato, che vede la dipendenza (da sostanza, da alcool, da gioco d’azzardo, tabacco, sostanze, da internet, affettiva…) associata a fenomeni deterministici e guidati da un cervello che è predestinato: ovvero chi nasce per fare l’alcolista, chi tossicodipendente, chi fumatore ecc… praticamente è condannato a diventarlo!!!
La nuova prospettiva è rintracciabile nell’epigenetica che riconosce sì, un tratto genetico espressivo, ma non predeterminato. Il contesto culturale è fondamentale. Pensate all’abitudine del “bere” presente in Italia e confrontatela con quella della società americana!! Noi amanti del buon vino e del bere “slow”, siamo parecchio distanti dal consumo quasi totale ed esclusivo di birra e di miscele esplosive di superalcolici!! Differenze di genere, età e minoranze etniche, nella genesi e trattamento delle dipendenze sono fattori molto importanti che creano cambiamenti nella qualità e nell’efficienza degli interventi per la disassuefazione e soprattutto per la prevenzione.
Si! La prevenzione funziona!!! Deve essere un percorso non terroristico, poichè, provocherebbe il fenomeno della “reattanza” che crea paradossalmente un interesse: ci riferiamo ad alcune compagne anti droga, massicce e costanti che hanno creato al contrario un aumento dei consumi e della popolazione dedita all’uso. Negli Usa una popolare campagna contro l’assunzione di marijuana, ne ha determinato nelle fasce adolescenziali un incremento dell’assunzione, vissuta come necessità di supportare l’identità da parte di coloro che non ne facevano uso (se tutti la fumano, tanto da pubblicizzare la disassuefazione, devo provare anch’io, se non sono fuori !!)
Sarà dunque necessario per il futuro prossimo individuare dei punti condivisi dalla comunità professionale – tecnica e dell’intera popolazione, innanzitutto modificando l’approccio conoscitivo del problema. La rappresentazione sociale è fondamentale per effettuare un vero cambiamento, che avverrà solo quando i concetti sulla dipendenza (addiction) saranno approvati da tutti!
E voi: ” Are you addicted” ? Se volete raccontare le voste esperienze, il Blog è aperto……Loredana

