Mobbing

Bisogna essere cauti a non confondere una generica forma di disagio con i sintomi del mobbing. Si parla di mobbing solo in presenza di persecuzioni sistematiche, ripetute e oggettivamente documentate; in Svezia, ove esiste già una legge sul MOBBING, il termine minimo per classificare le vessazioni da mobbing è di SEI MESI.

1. I litigi o i dissidi con i colleghi sono più frequenti del solito.
2. Quando entrate in una stanza, la conversazione generale si interrompe improvvisamente.
3. Venite tagliato fuori da notizie e comunicazioni importanti per un ottimo svolgimento del vostro lavoro.
4. Siete retribuito meno di altri colleghi che hanno importanza minore.
5. Non viene data alcuna risposta alle vostre richieste, sia verbali che scritte.
6. Vi sentite sorvegliati nei minimi dettagli: orari di entrata e di uscita, telefonate, tempo passato alla fotocopiatrice o alla macchinetta del caffè.
7. Vi affidano da un giorno all’altro incarichi inferiori alla vostra qualifica o estranei alle vostre competenze.
8. Superiori o colleghi vi provocano per indurvi a reagire incontrollatamente.
9. Vi prendono in giro per il fisico e per l’abbigliamento.
10. Tutte le vostre proposte di lavoro vengono rifiutate.
11. Girano pettegolezzi infondati sul vostro conto.
12. Vi criticano eccessivamente per delle piccolezze.

A volte questi capi tormentano il dipendente solo perché sono psicotici, dei narcisisti perversi, ma spesso lo fanno seguendo direttive aziendali: nell’impossibilità di un licenziamento, rendere la vita insostenibile al lavoratore fino a spingerlo alle dimissioni. Una persecuzione che prende il nome di “bossing”. I colleghi che emarginano un compagno, invece, quasi sempre lo fanno perché lui è troppo efficiente e così mette a nudo le lentezze degli altri. Il brutto è che non sempre il “mobbizzato”, la vittima del mobbing, ha la possibilità di cambiare lavoro (non a caso l’età critica è intorno ai 50 anni) e allora ecco che scoppiano le conseguenze psicofisiche delle vessazioni subite.

Il ricercatore tedesco Harald Ege, che lavora a Bologna e ha scritto alcuni libri sul fenomeno, ha adeguato gli standard nordeuropei alla più conflittuale cultura aziendale italiana, evidenziando le sei fasi in cui il mobbing si sviluppa:
• Viene individuata una vittima su cui dirigere la conflittualità generale.
• Cominciano a inasprirsi i rapporti fra vittima e colleghi.
• Il mobbizzato ha i primi sintomi psicosomatici del disagio.
• L’ufficio del personale inizia a occuparsi del caso, giudicando male la vittima.
• Il mobbizzato cade in depressione e si ammala più seriamente.
• Si arriva alle dimissioni, alla pensione, o, al licenziamento e nei casi estremi, al suicidio

A volte basta essere appena più intelligenti o meno conformisti della media per trovarsi nei guai. Altre vittime sacrificali sono i paladini dei diritti soggettivi, quelli talmente nemici dell’ingiustizia che magari non si cercano un altro lavoro perché non è giusto darsi per vinti.

“Vocabolario sul mobbing”

BOSSING (spadroneggiare, comandare): indica un solo tipo di mobbing, quello compiuto dalla stessa azienda o dalla direzione del personale.
BULLYING (tiranneggiare): termine molto diffuso in Inghilterra, si riferisce prevalentemente alle situazioni di lavoro. E’ in ogni caso più restrittivo rispetto a mobbing in quanto ne indica solo un tipo, quello compiuto da un capo verso un suo sottoposto.
DANNO BIOLOGICO: qualunque danno alla salute comporta anche un danno in termini di ostacoli alla normale vita di relazione che, conseguentemente, viene menomata.
HARASSEMENT: (molestia): utilizzato prevalentemente negli Stati Uniti, è un termine sostanzialmente sovrapponibile a bossing e si riferisce oltre che al mondo del lavoro, anche ad altri contesti (caserme, scuole, famiglia…).
MOBBING (assalire violentemente): derivato dall’etologia ed usato soprattutto nei paesi dell’area scandinava. L’attenzione è focalizzata nell’ambiente di lavoro e sul comportamento del gruppo.
MOLESTIE SESSUALI: non volute, intrusive, verbalmente offensive, anche fisicamente aggressive.
TERRORISMO FISICO: violenza non necessariamente agita, ma usata come minaccia per mantenere il controllo sulla vittima e rinforzata periodicamente.
TERRORISMO PSICOLOGICO: focalizza soprattutto l’atmosfera generale (uso del terrore per soggiogare ed intimidire).
VIOLENZA FISICA: forza fisica usata aggressivamente nei confronti della vittima.

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