Disturbo borderline di personalità

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Disturbo borderline di personalità

borderlineIl disturbo borderline di personalità, ha sempre attirato l’attenzione e l’interesse degli addetti ai lavori, per via della sua diffusione e soprattutto a causa della sua complessità di inquadramento. Tant’è vero che borderline: significa appunto linea di confine, specificatamente tra nevrosi e psicosi, là dove appunto si colloca attualmente il disturbo di personalità narcisistica.  Il disturbo borderline di personalità è quindi una delle più complesse e controverse entità nosografiche. In alcuni contesti psichiatrici non viene ancora pienamente riconosciuta come un disturbo specifico, e la diagnosi borderline viene spesso utilizzata quando la sintomatologia non risulta chiara o addirittura, in alcun casi, viene confusa con la diagnosi di disturbo bipolare, che diversamente appartiene ai disturbi del tono dell’umore (Giada Bruni). Considerando che le incidenze percentuali del disturbo sono alte, va da sé l’importanza di una diagnosi chiara ed attenta.

Ma vediamo che cos’è: 

Il Disturbo Borderline di Personalità rappresenta un quadro psicopatologico cronico, debilitante e con una importante percentuale nella popolazione generale, soprattutto nelle grandi città. È caratterizzato da:

–     relazioni interpersonali caotiche e dolorose;

–     labilità emotiva, impulsività, scoppi d’ira, ostilità tentativi di suicidio e gesti auto-lesivi; 

–     sentimenti cronici di vuoto;

–     paura di essere abbandonati; 

–     alterazione dell’identità;

–     utilizzo della manipolazione e del controllo sugli altri;

–     atteggiamenti arroganti ed egocentrici;

–     mancanza di empatia ed insensibilità ai bisogni altrui;

–     assenza del senso di colpa se altri vengono danneggiati;

–     comportamenti sconsiderati, impulsivi senza riguardo per conseguenze;

–     convinzione  di  essere invulnerabili;

–     comportamenti illegali o immorali, incluso l’abuso di sostanza, il gioco d’azzardo e la violenza fisica.

 Importanza della diagnosi precoce

Nonostante per anni il disturbo di personalità borderline abbia costituito un’entità diagnostica molto controversa, fare una diagnosi non è una questione irrilevante. Questo poiché se le persone borderline non sono riconosciute come tali, possono ricevere cure sbagliate. Fare diagnosi di DPB comporta diversi vantaggi. Il primo sta nel riconoscimento di una complessa forma di psicopatologia i cui sintomi non si presentano in isolamento. Il secondo punto concerne la previsione dell’esito. Il DPB infatti ha un caratteristico decorso temporale: ha inizio nell’adolescenza, i sintomi raggiungono un picco nella prima età adulta, e vi è un graduale recupero nella mezza età (Paris, 2003); è rilevante quindi poiché offre una guida per la gestione del caso. Il  terzo vantaggio risiede nella possibilità di prevedere la risposta (o la mancanza di questa) al trattamento. In quarto luogo è utile in quanto esistono specifici metodi terapeutici di provata efficacia e senza la diagnosi, i soggetti borderline potrebbero non essere sottoposti ai trattamenti maggiormente efficaci.

Per queste ragioni, ancora oggi, la sindrome borderline rimane tra le più studiate; forse anche perché le persone che ne sono afflitte esprimono livelli altissimi di sofferenza straziante, per se stessi e per chi sta loro intorno, e il loro dolore, derivante da un vissuto infantile di colpevolizzazione e di vergogna per gli abusi subiti, che va a concentrarsi proprio nelle relazioni, rende estremamente delicato il trattamento di questi pazienti.

Il problema principale della diagnosi e la terapia di disturbo della personalità in generale, di cui il disturbo borderline fa parte, è anche quello di considerare che i sintomi permeano la struttura di personalità intera, coinvolgendo perciò totalmente lo stile di vita del soggetto, nei termini del suo contesto psicologico, sociale, familiare, affettivo e lavorativo.

Proprio per questo motivo per la valutazione, il trattamento e la comprensione dei disturbi di personalità, è sempre utile usare modelli di riferimento multidimensionali che, tengano conto, oltre che della descrizione dei sintomi, anche del contesto socio-relazionale, e riservino perciò un’attenzione particolare a quello che è presente “qui e ora” nel cliente, per costruire i contorni di una fenomenologia del disturbo, che non tralascia mai di considerare la dimensione umana.

Dott.ssa Blanco
Dott.ssa Blanco
Ricevo nello studio di TORINO, C.so Francia 20