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Alessitimia: assenza d’emozione

assenza di emozioniLeggo l’accoratissima mail di Valerio intuendo la richiesta di un disperato bisogno di riconoscimento. 22 anni, presumibilmente affetto da alessitimia (o alexitimia) Che cos’è? A cosa è dovuta? Cosa si può fare per curarla? Vediamolo insieme.

Si definisce alessitimia (o alexitimia) un insieme di deficit della competenza emotiva ed emozionale, palesato dall’incapacità di mentalizzare, percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. (Wikipedia) .Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé. Letteralmente significa “non avere le parole per le  emozioni. Spesso si ha difficoltà ad individuare quali siano i motivi che spingono a provare o ad esprimere le proprie emozioni, per cui al contempo non si è in grado di interpretare nemmeno quelle altrui. Per cui si tende ad isolarsi o al contrario si stabiliscono relazioni di forte dipendenza. Spesso chi soffre di alessetimia ha sviluppato con la figura materna un attaccamento insicuro-evitante: ovvero una madre che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione; i bambini con attaccamento insicuro-evitante hanno sperimentato più volte la difficoltà ad accedere alla figura di attaccamento e hanno imparato progressivamente a farne a meno, concentrandosi sul mondo inanimato piuttosto che sulle persone. Il piccolo, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze affidandosi esclusivamente a se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé. Le persone con questo tipo di attaccamento si comportano come se gli altri non esistessero. I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono:

–         insicurezza nell’esplorazione del mondo;

–         convinzione di non essere amato;

–         percezione del distacco come “prevedibile”;

–         tendenza all’evitamento della relazione per convinzione del rifiuto;

–         apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna richiesta di aiuto;

–         Sé positivo e affidabile;  Altro negativo e inaffidabile.

Le emozioni predominanti sono tristezza e dolore. Si  ipotizzano per questo tipo di attaccamento,  pensieri del tipo:
“devo essere autosufficiente, l’ambiente e’ inaccessibile”.

L’alessitimia è risultata significativamente correlata a numerose condizioni patologiche sia di natura psicosomatica che psicologica, come  l’ipertensione,  la dispepsia, i disturbi sessuali, (disfunzione erettile), l’abuso di sostanze ed alcuni disturbi d’ansia.

Le emozioni sono pietre miliari dell’ esistenza e connotano il nostro sentire rendendoci umani ed accompagnandoci nello scorrere della quotidianità.  La complessità emotiva permea la nostra biologia subendo l’influenza dell’ambiente circostante: luoghi, persone, il nostro sé e gli altri in una sorta di danza interattiva . Le emozioni si esprimono e si percepiscono, dalle espressioni facciali e dai movimenti consci ed inconsci del nostro corpo, dai sintomi somatici (accelerazione del battito cardiaco, sudorazione delle mani, crampi allo stomaco tipica espressione psicosomatica dovuto al nervosismo o all’irritazione).

Non per tutti è così: chi soffre di alessitimia infatti si trova in una sorta di “analfabetismo emozionale” in cui vi è una marcata difficoltà nel riconoscere, esplorare ed esprimere i propri vissuti interiori.
Non solo: i soggetti affetti da questa problematica hanno un’estrema difficoltà  nel discriminare sia gli stati emotivi che le  sensazioni provenienti dal proprio corpo e tendono a privilegiare l’agire, unico strumento che permette loro di trasferire all’esterno un surrogato di vissuto emozionale.
Chi soffre di questo disturbo è spesso soggetto ad esplosioni di collera o di pianto incontrollato, senza apparente spiegazione e con una marcata incapacità di descrizione dello stato emotivo prima e durante tali manifestazioni.
I movimenti del corpo sono rigidi e la mancanza di espressività facciale ribadiscono un funzionamento emotivo ridotto.
L’incapacità di modulare e riconoscere le emozioni obbliga il soggetto a liberarsi dalle tensioni causate dagli spiacevoli stati avvertiti dal Sé, per mezzo di comportamenti impulsivi quali: abuso di sostanze, perversioni sessuali, iperfagia compulsiva, bulimia.

Cosa fare?

L’alessitimia può essere ben rappresentata da una cassaforte che protegge e cela ermeticamente innumerevoli stati emozionali dell’individuo. Una sorta di forziere, del quale è necessario scoprire quanto prima la combinazione per permettere alla persona sofferente di prendere atto, vivere ed elaborare le proprie emozioni a partire dai pensieri. Risulta necessario un intervento psicologico che fornisca al paziente una risposta più completa alle problematiche legate ai processi emotivi.
Molto spesso la strategia vincente richiede un intervento mirato ad un lavoro approfondito anche sulla famiglia del soggetto (almeno quando è possibile)

Invito tutti coloro che si riconoscono nel disturbo trattato ad avvicinarsi quanto più possibile alla vita; ricordando che l’esistenza su questa terra è breve e circoscritta per essere sprecata.  Suggerisco a tal proposito di iniziare un percorso psicologico di sostegno che possa motivarvi a superare la “paura del mondo”  e di “Voi stessi” permettendovi di incanalare la vostra interiorità verso il recupero dell’emotività e della gioia di vivere. Loredana

 

 

Dott.ssa Blanco
Dott.ssa Blanco
Ricevo nello studio di TORINO, C.so Francia 20