Alessitimia: assenza d’emozione
18 Febbraio 2012Feng Shui Architettura e psicologia: la casa
11 Marzo 2012Come dice Stefania Bertola autrice di “se mi lasci fa male”, piccolo manuale di spravvivenza per uscire alla grande da un amore difficile: “lo spazio interno di un essere umano non è infinito e se ne occupate svariati centimetri con rancori, rimpianti ed altri sentimenti sgradevoli non è che poi resta tanto spazio per immagazzinare sensazioni positive”.
ARIANNA
Il vosto mito. Il modello e l’ispiratrice di ogni lasciata volitiva e intraprendente. Sapete com’è la storia. Arianna presta un gomitolo a Teseo, di conseguenza si sposano, e dopo un pò Teseo si innamora di una certa Egie. Invece di battere la squallida strada del “Ho bisogno di capire me stesso, ha bisogno di stare da solo”, Teseo si comporta con la grandiosità di un eroe mitologico.Porta Arianna in gita sull’isola di Nasso e di notte riparte abbandonandola lì. Ed è qui che Arianna mette in luce la propria tempra.Altro che quella rovinata di Medea. Piange e si dispera?Certo ma per un tempo X. Dopo di che si guarda intorno, nota la presenza del dio Dionisio, lo seduce, e lui se la porta appresso nell’Olimpo, facendola diventare una Dea Immortale e probabilmente anche una costellazione. Questo sia il vostro itinerario di riferimento: quello che vi ha piantato era un un eroe?Il prossimo sarà un Dio!!!
fonte: Stefania Bertola “se mi lasci fa male”.
Ps: che la storia sia davvero così non mi risulta, ma la variante mi è piaciuta davvero molto. Loredana
Psicosomatica dell’abbandono. Perché il dolore d’amore è una vera malattia
di M. Torre
Non è un semplice dolore. È di più; una frattura che spezza la vita in due: prima e dopo l’abbandono; che fa sentire svuotati e confusi. Meno noti sono i segni che il mal d’amore deposita sul corpo con precisi sintomi legati in parte a fenomeni biochimici e in parte dovuti a una somatizzazione dello stato psicologico in cui ci si trova. “Le sensazioni che si provano quando l’amore finisce sono analoghe a quelle che si manifestano in ogni situazione di stress”, commenta Caterina Vignoli, psicosomatista dell’Istituto Riza di Milano. “Tachicardia, sudorazione, alterazione del respiro, senso di estraneamento, insonnia, perdita di appetito. In più, rispetto a una condizione di semplice tensione, la rottura di una relazione è caratterizzata dall’impressione di essere oppressi da un “peso” da cui non ci si riesce a liberare e di sentirsi pieni di un “bene” che non potendo più essere indirizzato all’esterno finisce per essere opprimente”. Il male d’amore, però, ha anche altre origini che affondano nella struttura biochimica del nostro organismo. “Durante l’innamoramento si ha un aumento della produzione di endorfine e di feniletilamina, neurotrasmettitori che danno una sensazione di benessere, euforia, vitalità e accrescono il desiderio sessuale”, spiega Giacomo Ajmone, neurologo dell’ospedale di Lodi. “Quando la relazione finisce, per contro, si verifica un crollo dei livelli di queste sostanze la cui conseguenza è un senso di frustrazione, ansia, irritabilità, apatia”. La delusione e lo svuotamento possono essere talmente violenti da determinare l’insorgere di vere patologie. “La depressione è forse la più comune tra le tante malattie che possono manifestarsi”, spiega Vignoli. “Frequenti e tipiche, però, sono anche le ripercussioni sull’apparato respiratorio e sulla pelle, le parti che ci mettono in comunicazione con l’esterno, e sul cuore, organo per eccellenza legato alla sfera sentimentale. Aritmie e tachicardia transitorie sono il classico segnale di una perdita del ritmo affettivo. Nelle donne, poi, possono verificarsi emorragie improvvise: una sorta di “pianto”che lascia fuggire da sé l’energia vitale. L’ipertensione è invece la manifestazione nel fisico di una corrente emotiva che viene compressa da un controllo esagerato. Ed è proprio questo l’errore da non commettere: un periodo di sofferenza è normale e va accettato senza pudore. Ribellarsi ai messaggi del corpo è dannoso: per “rinascere” è necessario vivere in sincronia con lui il giusto periodo di “lutto”. E soprattutto concedersi un tempo adeguato per poter elaborare l’infelicità”.
fonte http://d.repubblica.it/dmemory/1998/03/24/rubriche/sesso/224las093224.html

