Transfert e controtransfert

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Transfert e controtransfert

psicologia

Anno quasi in chiusura che implica indubbiamente delle riflessioni sul proprio operato professionale. Mi sono arrovellata a lungo sulla tematica transfert e controtransfert:

Prima della seduta (infatti il controtransfert inizia prima della seduta), è necessario osservare se

stessi per notare ciò che accade, ciò che si sta sperimentando. Questo è per avere una base, così che

dopo, durante la sessione, si possa meglio sentire la differenza. Durante la seduta bisogna cercare di

avere un occhio sul paziente e un altro su di sé, a tutti i livelli della consapevolezza (sensazioni,

pensieri, immagini, sentimenti, impulsi, ecc.). Non ci si deve permettere in generale di agire i propri

impulsi (a meno che non lo si ritenga terapeuticamente utile), ma bisogna solo notarli. Inoltre, e

questo è molto importante, quando entro di sé vi è un qualche tipo di reazione, bisogna permettere

che questo accada. Probabilmente molti terapeuti cercano di evitare questa esperienza e non se la

permettono. E’ necessario invece lasciar sviluppare tali reazioni senza né bloccarle né agirle. Il

passo successivo è di tipo cognitivo. Si cerca di ordinare interiormente la reazione per capire in che

misura questa provenga dal paziente o dal terapeuta. Anche se non si può sempre fare questo lavoro,

poichè magari alle volte non si è in grado di comprendere con chiarezza ciò che sta accadendo, si

deve comunque accettare l’esperienza e si possono formulare delle ipotesi. Se la reazione proviene

dal paziente le domande sono: “Cosa può rappresentare questo tipo di reazione nel passato del

paziente? Di che tipo di unità Sé-oggetto si tratta? Nel controtransfert queste cose appartengono al

lato del Sé o dell’oggetto?”

Dott.ssa Blanco
Dott.ssa Blanco
Ricevo nello studio di TORINO, C.so Francia 20