Gruppo di auto aiuto sulla dipendenza affettiva patologica
26 Settembre 2015Quali sono le cause dei disturbi psichici?
11 Gennaio 2016Anno quasi in chiusura che implica indubbiamente delle riflessioni sul proprio operato professionale. Mi sono arrovellata a lungo sulla tematica transfert e controtransfert:
Prima della seduta (infatti il controtransfert inizia prima della seduta), è necessario osservare se
stessi per notare ciò che accade, ciò che si sta sperimentando. Questo è per avere una base, così che
dopo, durante la sessione, si possa meglio sentire la differenza. Durante la seduta bisogna cercare di
avere un occhio sul paziente e un altro su di sé, a tutti i livelli della consapevolezza (sensazioni,
pensieri, immagini, sentimenti, impulsi, ecc.). Non ci si deve permettere in generale di agire i propri
impulsi (a meno che non lo si ritenga terapeuticamente utile), ma bisogna solo notarli. Inoltre, e
questo è molto importante, quando entro di sé vi è un qualche tipo di reazione, bisogna permettere
che questo accada. Probabilmente molti terapeuti cercano di evitare questa esperienza e non se la
permettono. E’ necessario invece lasciar sviluppare tali reazioni senza né bloccarle né agirle. Il
passo successivo è di tipo cognitivo. Si cerca di ordinare interiormente la reazione per capire in che
misura questa provenga dal paziente o dal terapeuta. Anche se non si può sempre fare questo lavoro,
poichè magari alle volte non si è in grado di comprendere con chiarezza ciò che sta accadendo, si
deve comunque accettare l’esperienza e si possono formulare delle ipotesi. Se la reazione proviene
dal paziente le domande sono: “Cosa può rappresentare questo tipo di reazione nel passato del
paziente? Di che tipo di unità Sé-oggetto si tratta? Nel controtransfert queste cose appartengono al
lato del Sé o dell’oggetto?”

