I neuroni specchio ovvero la capacità di empatizzare
11 Dicembre 2013Quali sono le cause dei disturbi psichici?
16 Dicembre 2013Ben ritrovati! Rieccomi a riproporvi un articolo sul DSM V ovvero il Manuale diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali. L’argomento appare ostico, ma posso assicurarvi che potrebbe tornarvi utile. Bene, intanto prima di lasciarvi allo specifico scritto, vi sottolineo che il DSM è un volume piuttosto corposo come potete osservare dalla foto a lato, che rappresenta la mappatura di tutti i disturbi mentali attualmente conosciuti. E’ un riferimento importante per tutta la comunità scientifica, ma oltre alle notevoli validità presenta anche dei limiti: vediamoli insieme!!!! Buona lettura. Loredana
2. Il DSM: validità e limiti
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali,
Il DSM si prefigge di applicare la relativa stabilità dell’analisi descrittiva dei sintomi di patologie mediche all’universo dei disturbi mentali. La sua struttura segue un sistema multiassiale: divide i disturbi in cinque Assi, così ripartiti:
ASSE I: disturbi clinici, caratterizzati dalla proprietà di essere temporanei o comunque non “strutturali” e altre alterazioni che possono essere oggetto di attenzione clinica: disturbi che possono essere riconducibili non solo al sistema nervoso, ma anche a qualsiasi condizione clinica significativa che il soggetto può avere (per esempio valuterà se è sieropositivo, malato cronico, etc.)
ASSE II: disturbi di personalità e ritardo mentale. Disturbi stabili, strutturali e difficilmente restituibili ad una condizione “premorbosa”; generalmente, ma non necessariamente, si accompagnano a un disturbo di Asse I, cui fanno da contesto. Questa asse è divisa in sottoparagrafi corrispondenti ai diversi disturbi di personalità.
ASSE III: condizioni mediche acute e disordini fisici.
ASSE IV: condizioni psicosociali e ambientali che contribuiscono al disordine.
ASSE V: valutazioni globali del funzionamento.
Nel DSM-IV dal 17 maggio 2013 DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) sono presenti alcune avvertenze per gli utilizzatori.
Inizialmente, però, mi sembra importante riconoscere le validità di questo strumento che ha storicamente definito ed ha determinato l’utilizzo da parte di tutta la comunità psichiatrica e psicoterapeutica di un mezzo comune con cui potersi confrontare e dal quale ottenere delle linee guide per la valutazione psicodiagnostica del paziente allo scopo di facilitare la comunicazione fra professionisti.
– Ha permesso una mappatura dei disturbi mentali;
– Ha fornito un riconoscimento medico scientifico ai disturbi mentali (introducendo ad esempio l’uso di strumenti attendibili come i test psicodiagnostici)
– Ha introdotto la valutazione multi assiale, cercando di specificare ulteriormente gravità e tipologia del disturbo.
– Le diagnosi si basano su prove rigorose e codificate.
Parliamo ora dei limiti :
Il DSM, pubblicato dall’American Psychiatric Association, ha la caratteristica di avere un’influenza internazionale sul trattamento sanitario dei disturbi mentali ed ha una forte ascendenza sociale, dal momento che è attraverso questo manuale che si giunge ad una nomenclatura sul disturbo dei pazienti oggetto della valutazione psico-diagnostica.
Uno dei primi limiti è la fortissima impronta medica, organicistica che dimentica di prendere in considerazione la multi-fattorialità nella valutazione psicodiagnostica, lasciando così poco spazio ad un necessario approccio olistico.
– l’eccessiva categorizzazione dei disturbi a seguire. Il DSM utilizza una classificazione di tipo categoriale, suddivide cioè i disturbi in classi distinte utilizzando set di criteri descrittivi. I pazienti sono classificati, cioè, in base al grado di somiglianza con il prototipo della categoria. Per la diagnosi non si richiede, infatti, che siano presenti tutti i criteri elencati ma solo un numero prefissato di essi. In realtà tale metodo pur con i suoi indubbi vantaggi, rappresenta, in un certo senso, una forzatura. Nella realtà non esistono limiti netti tra i disturbi mentali ma un continuum tra di essi e con la salute mentale quindi ci troviamo spesso di fronte ad una difficoltosa diagnosi differenziale i cui confini tra le varie psicopatologie risultano piuttosto labili.
– la valutazione quantitativa degli stessi a discapito della qualità:
L’uso del giudizio clinico rimane fondamentale, infatti è possibile formulare diagnosi anche in presenza di un numero di criteri incompleti a condizione che tali sintomi siano sufficientemente persistenti e gravi.
Infine il problema dell’etichettatura del paziente che si sente classificato in una “patologia” da manuale dalla quale difficilmente uscirà, per il resto della sua vita.
A tal proposito ci terrei a mettere in evidenza i principali cambiamenti che sono intervenuti a modificare parzialmente il DSM nella sua versione aggiornata della sua 5° edizione nel maggio di quest’anno (2013), sorvolando con i commenti personali, inerenti la speculazione prossima ventura delle molteplici case farmaceutiche!!!
Sono state eliminati dal DSM5 :
il “disturbo di ipersessualità“, che in qualche modo doveva far entrare la controversa diagnosi di “sex addiction” nel manuale;
la “sindrome di alienazione genitoriale” o PAS;
la “depressione ansiosa“;
il disturbo di elaborazione sensoriale o “sensory processing disorder”, diagnosi proposta per classificare le persone che hanno difficoltà nell’elaborare le informazioni sensoriali, come le immagini visive o i suoni;
il “disturbo neurocognitivo minore“, un disturbo della memoria nella terza età, che potrebbe evolversi in Alzheimer;
Alcune diagnosi rimangono inalterate, anche se cambiano di definizione:
la “pedofilia” viene ribattezzata “disturbo pedofiliaco”.
Vengono inoltre aggiunti nuovi criteri diagnostici per quanto riguarda: il Disturbo Post Traumatico da Stress eil Disturbo da Abuso di Sostanze.
Per quanto riguarda l’ autismo ,diminuiscono dunque i criteri per la diagnosi, ridotti da tre (alterazioni qualitative dell’interazione sociale, alterazioni qualitative nella comunicazione, comportamenti, interessi, attività stereotipate e ripetitive) a due (disfunzioni nella comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi);
i soggetti a lutto rientreranno in una possibile diagnosi di depressione maggiore.
Tra i disturbi alimentari è stato incluso il ‘binge eating‘ cioè il mangiare troppo e senza sensi di colpa, che potremmo definire “disturbo da alimentazione incontrollata“.
Un’altra novità è la ‘disregolazione‘ (“Disruptive Mood Dysregulation Disorder o DMDD”), che riguarda bambini persistentemente irritabili e soggetti a scatti di rabbia tre o più volte alla settimana per oltre un anno.
Vi è poi il disturbo di escoriazione (skin picking) che sarà incluso nel disturbo ossessivo-compulsivo insieme al “disturbo di accaparramento” o hoarding disorder, per soggetti che mostrano persistenti difficoltà a privarsi delle loro cose, anche quando non le utilizzano più e, indipendentemente dal loro valore, le conservano, fino a riempire completamente la loro casa di oggetti inutili.
Il disturbo di iperattività e deficit di attenzione (ADHD), viene ora esteso anche agli adulti, con la sindrome di Adult Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD), dove i sintomi sono ad esempio cambiare posto di lavoro più volte, avere relazioni che terminano bruscamente, ecc.
Non si parlerà più di “disturbo di identità di genere“ usata per persone che si sentono dell’altro sesso: il termine verrà sostituito con il più neutro ‘disforia di genere’.
Ulteriori estensioni riguardano un allargamento dei criteri per i disturbi specifici di apprendimento e un nuovo capitolo sul disturbo post traumatico da stress, che riguarderà i casi di bambini e adolescenti.
Una particolare sezione sarà dedicata ad una serie di malattie che richiedono ulteriori indagini per essere accettate definitivamente:
–sindrome psicotica attenuata, in cui la persona manifesta sintomi simili alla psicosi (ad esempio sentire delle voci), ma non si tratta di vera e propria psicosi (in quanto si è in grado di distinguere la differenza tra realtà e immaginazione).
Disturbo da uso di videogiochi: essenzialmente, una dipendenza da gioco online
Comportamenti autolesionistici che non portano al suicidio: comportamenti autolesionistici, privi di scopo anticonservativo. Disturbo comportamentale suicida: disturbo di personalità che aumenta il rischio di suicidio.
Dott.ssa Loredana Blanco

