Dominazione psichica e dolore

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Dominazione psichica e dolore

Gentile D.ssa Blanco, innanzitutto desidero ringraziarLa per la cordialità dimostrata nel rispondere al mio messaggio e sono felice di iscrivermi alla mailing list del Suo blog.  Se ho ben capito la fantasia (o perversione a seconda dei casi) sfocia nella parafilia nel momento in cui questa diviene indispensabile per ottenere l’eccitazione sessuale ed io ringraziando il cielo non sono ancora a questa fase; tuttavia sono seriamente preoccupato dall’evolversi di questo problema, soprattutto considerando che da quel che ho letto sono di solito a decorso cronico e la cosa un po’ mi spaventa. Cercherò di spiegarle in breve anche se è un po’ imbarazzante, Lei mi dirà se è il caso di prendere in considerazione l’idea di cominciare una terapia: è iniziato tutto intorno ai 19 anni, 9 anni fa, quando per scherzo sfidai mia sorella minore in un match di lotta (lei era già cintura nera di judo). Ero sicurissimo di batterla visto che sono sempre stato un ragazzo atletico e sportivo ma non avevo fatto i conti con la tecnica che ovviamente in quei casi gioca un ruolo fondamentale (o forse a quell’età il mio ego non poteva accettarlo). Fatto sta che lei riuscì ad immobilizzarmi e costringermi alla resa in pochi minuti, fra le risate e gli applausi di nostra madre che l’aveva sempre incoraggiata nelle arti marziali. Fino ad allora ero sempre stato “normale” (sempre che questo termine significhi qualcosa) ma, non so che tipo di meccanismo sia scattato nella mia mente, quell’episodio ha finito per segnarmi totalmente e da allora è cambiato tutto: l’umiliazione del momento si è gradualmente trasformata in qualcosa di differente e da lì a poco ho finito per trovare eccitante dal punto di vista sessuale il pensiero di essere sconfitto da una donna durante un incontro di lotta o arti marziali, senza mai riuscire ad accettare e vivere serenamente questo lato del mio carattere; tengo a sottolineare di non avere mai avuto per la testa pensieri incestuosi, se al posto di mia sorella ci fosse stata un’altra donna non sarebbe cambiato nulla, evidentemente il mio inconscio ha rielaborato il tutto a modo suo, non saprei proprio quale spiegazione darmi. Le chiedo, quindi, secondo Lei come dovrei comportarmi: dovrei cominciare una terapia, cercando di sradicare o arginare il problema, o è qualcosa su cui non si può agire? E’ un problema che vorrei affrontare di petto perché sta cominciando ad avere effetti nefasti anche sui rapporti con l’altro sesso: le ragazze mi considerano un bel ragazzo e di solito piaccio abbastanza ma quando entro in intimità con una donna, data la mia indole, cerco sempre di trascinarla in queste pratiche e, se la maggior parte non si fa problemi nell’immediato (anzi a molte piace devo dire), a lungo andare il bisogno da parte loro di un uomo che sia dominante si fa sentire, e il tutto è molto frustrante.
Scusandomi per la lunghezza della mail Le invio i miei migliori auguri e La ringrazio in anticipo. Rubens

 Risposta:

Felice di averla tra i miei Bloggers Rubens. Approfitterò nei prossimi giorni per postare un nuovo aggiornato articolo sul Concetto di Dominazione psichica, tema intrigante e doloroso allo stesso tempo! Giustamente come Lei sottolinea, citando involontariamente Bergeret, è davvero ben difficile definire cosa sia ” normale o no” . Certo è che, può determinare problema, tutto ciò che in qualche modo turba la nostra sfera fisica e psichica e che ci impedisce di avere buone relazioni con gli altri. Se la necessità di un percorso di psicoterapia nasce da una genuina curiosità diretta ad una conoscenza diretta di se, diventa legittimo e funzionale intraprendere il cammino analitico. Il copione della nostra vita, difficilmente si cambia radicalmente, ma si può sempre migliorare e comprendere per assaporare la vita con un livello minore di conflittualità interna. Infatti. Non ci si evolve per essere accettati dagli altri, ma innanzitutto per restare fedeli a se stessi! Appare altresì chiaro che nella dinamica sadomasochistica, con riferimento specifico alla dominazione, ciò che entra in gioco è lo squilibrio di potere che si determina nella coppia con l’alternanza della “sofferenza fisica” e del “piacere” con la sua ritualizzazione. Ma cosa c’è nella natura umana di più utile del dolore nell’esorcizzare ciò che non è possibile controllare? Una maniera efficace per dominare, appunto,  la temuta paura della sopraffazione e la morte!!! A tal proposito allego un interessante articolo di matrice psicodinamica che spiega quanto sia labile il confine tra piacere e dolore scritto da Cristina Rubano ed attendo come sempre considerazioni pubbliche! Buona lettura. Loredana

Piacere e dolore sembrerebbero “Secondo Natura” due esperienze irrinunciabilmente di segno opposto e inconciliabili: legati al soddisfacimento vitale del desiderio o alla sua negazione, alla minaccia, alla morte. Pratiche sessuali che ricercano il piacere tramite il dolore possono rientrare o meno in perversioni sessuali clinicamente intese, in ogni caso è lo squilibrio di potere che si crea fra i due partner a rappresentare il fulcro della dinamica sadomasochistica che coniuga piacere e dolore.

Piacere e dolore possono confondersi e sostenersi reciprocamente in una relazione sadomasochistica consensuale (BDSM) e regolamentata che drammatizza per esorcizzarla la tensione fra la vita e la morte; ma possono anche configurare specifich perversioni sessuali (sadismo e masochismo secondo il DSM-IV) che perseguono il piacere sessuale stabilmente e unicamente attraverso sofferenze e crudeltà inflitte o ricevute fuori da una relazione consensuale o regolamentata e che possono avere anche gravi conseguenze fino alla morte di uno dei partner.

Piacere e dolore nel BDSM

Il termine BDSM è stato coniato in riferimento a quelle pratiche sessuali sadomasochistiche consensuali che si differenzierebbero dalle perversioni sessuali clinicamente intese che sfuggono al controllo della persona invadendo tutte le sfere della sua esperienza. Nelle pratiche BDSM la ricerca del piacere sessuale attraverso il dolore è svincolata da elementi di crudeltà o sopraffazione ma è invece altamente ritualizzata all’interno di pratiche negoziate e consensuali fra i partner caratterizzate da fiducia reciproca, sicurezza e collaboratività (Landi, N., BDSM. Ars erotica tra dolore e piacere, Rivista di Sessuologia, 2011, 35, 4, 261-267). La ritualizzazione del dolore che fonda lo squilibrio di potere fra dominatore e sottomesso diventa, in altre parole, un modo per esorcizzare attivamente ciò che di per sé sfuggirebbe al proprio controllo (il dolore, la sopraffazione, la morte). 

Piacere e dolore nelle perversioni sessuali

Ciò che contraddistingue sadismo e masochismo come vere e proprie perversioni clinicamente intese è il fatto che la ricerca onnipotente del piacere mediante il dolore (inflitto o ricevuto) diventa l’unica modalità attraverso la quale la persona ricerca l’appagamento sessuale, strumentalizzando l’altro e oggettivandolo, fuori da alcuna implicazione relazionale e fuori quindi dalla con sensualità. Per questo tali pratiche possono anche sfociare in esiti pericolosi o infausti. Qualunque pratica non lesiva (o non gravemente) fra adulti consenzienti non può essere invece considerata clinicamente perversa tout court (Simonelli C., L’approccio integrato in sessuologia clinica, Franco Angeli, 2007).

Piacere e dolore nella relazione di coppia

Ma al di là di ciò che è patologico e ciò che non lo è, che risvolto ha la co-presenza di piacere e dolore nella dinamica di una relazione di coppia? Secondo lo psicoanalista Otto Kernberg(Relazioni d’amore, Cortina, 1995) una coppia che fondi stabilmente la propria sessualità su una dinamica sadomasochistica potrebbe riprodurre nell’intimità una modalità di relazione più ampia che, desiderando ma temendo una separazione, metterebbero in atto continue rotture e riavvicinamenti intermittenti. Fantasie, desideri e attitudini sessuali variegati fanno normalmente parte della sfera sessuale di tutti, agita o immaginata, compreso il dolore come veicolo di potere, dominanza o sottomissione e di amplificazione sensoriale. Il dolore, o le fantasie ad esso associate, può essere uno strumento per la ricerca del piacere-con-l’altro, se invece è l’unica via possibile a costo di diventare un obiettivo fine a sé stesso la creatività, la fantasia e la libertà proprie della vita sessuale ne risultano tristemente penalizzate.

Fonte: http://www.crescita-personale.it/il-piacere/2491/sadomasochismo-piacere-e-dolore/3749/a

Dott.ssa Blanco
Dott.ssa Blanco
Ricevo nello studio di TORINO, C.so Francia 20