Specchio specchio delle mie brame….

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Specchio specchio delle mie brame….

Mi sveglio all’alba di un terso mattino di fine maggio, Novara è ancora deserta, sento gli uccellini cantare….. stranezza per chi abita nel cuore della città, ma siamo pur sempre in un paesone di provincia, qui gli animali arrivano ancora e fanno compagnia ai gatti ed ai cani sornioni dei bei palazzi del centro storico…… Ma torniamo a noi…..mi risuona in testa questo mantra “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame??? “ ……non posso rimanere a letto, forse comincio a soffrire di insonnia: non è buona pubblicità per una psicologa….ma decido di analizzare la frase e scrivere…..Può darsi!!! Ma in un prossimo Blog dedicato ai più piccoli…. Oggi vorrei parlarvi di un concetto indesiderato che distrugge chi lo prova e chi ne è oggetto: avete indovinato che cos’è?? Sì! Bravissimi….proprio Lei….è l’invidia…… “Francesco Alberoni in “L’altruismo e la morale, Garzanti editore 1992,” la descrive come il sentimento che noi proviamo quando qualcuno, che noi consideriamo del nostro stesso valore ci sorpassa, ottenendo l’ammirazione altrui. Quando da ciò ne abbiamo l’impressione di una profonda ingiustizia nel mondo. Cerchiamo di convincerci che non lo merita, facciamo di tutto per trascinarlo al nostro stesso livello, di svalutarlo; ne parliamo male, lo critichiamo. Ma se la società continua ad innalzarlo, ci rodiamo di collera e, nello stesso tempo, siamo presi dal dubbio. Perché non siamo sicuri di stare nel giusto. Per questo ci vergogniamo di essere invidiosi. E, soprattutto, di venire additati come persone invidiose. In termini psicologici potremmo dire che l’invidia è un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro. Pochissime persone parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: esplicitare apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé. Raccontare della persona che si invidia e spiegare il perché, significa parlare del pezzo più profondo di sé stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in sé stessi.” Già cari Bloggers di Psicoaiuto, però che male per chi la prova e per chi la riceve. E’ più facile da individuare se si è soggetti attivi della relazione di invidia, ma molto difficile riconoscere di esserne “vittima”, soprattutto nelle persone con cui abbiamo relazioni strette e legami forti (genitori, fratelli, coniugi, amici…). Come si fa dunque a scoprirla? Domandatevi ogni volta che qualcuno fa un commento sprezzante o cinico nei vostri confronti, come vi sentite!!! Se nella maggior parte dei casi provate un inspiegabile sentimento di senso di colpa e di inutilità, allora potreste essere in presenza di Sua Maestà l’Invidia…..

Il senso di colpa spesso vi svilisce attivando talvolta uno stato depressivo che ci riporta a vissuti arcaici depressivi. Il depresso, infatti, non ha stima di sé: si ritiene indegno, inferiore, non meritevole. Il bambino piccolo, quando non riceve, tende ad attribuirsi la colpa: la mamma non mi dà abbastanza perché non lo merito, io non valgo, sono una nullità. Spesso è la mamma stessa che induce questa percezione di sé, non valorizzandolo in alcun modo. Ricordiamoci che non veniamo al mondo con una salda convinzione del nostro valore. Il modo in cui ci valutiamo, dipende dal modo in cui le figure genitoriali e di riferimento ci hanno percepito e ci hanno comunicato queste percezioni. Il vero amore si comunica principalmente attraverso l’attenzione, l’ascolto, la comprensione. Attenzione e ascolto profondo consentono – attraverso la sintonizzazione e la sincronizzazione dei comportamenti – la creazione di una relazione armonica, vitale e gioiosa. Genitori disattenti, assenti, poco empatici, che tipo di percezione comunicano? Tu non sei importante, non vali, non meriti.!!! (Mauro Scardovelli. Il depresso, Subnormalità e crescita dell’io). Non trovate cari Psicoanautici delle analogie con i sentimenti parassiti che si attivano in alcuni di noi davanti alle critiche e svalutazioni, “velate o meno” degli invidiosi??? Cosa succede dunque in termini analitici transazionali???? Non sarà forse che questi messaggi impliciti dei nostri “simpatici invidiosi” portino alla luce le cosiddette “ingiunzioni genitoriali” che spingono il bambino a “non parlare”, non riuscire”, non esistere”? Probabilmente questa è l’ipotesi!! Le ingiunzioni non sempre sono espresse solo a livello verbale, sovente sono manifestazioni velate, che arrivano al figlio tramite transazioni ulteriori che partono dal Bambino adattato, ribelle e oppositivo del genitore, che vede nel bambino, un intruso, un concorrente da eliminare, uno più bravo, più capace!!! Che fare dunque? Riconoscere, osservare, interrogarsi sui propri vissuti!!! La consapevolezza è già “tanta roba” come si dice dalle parti di Biella!!!! Per cui vi auguro un buon fine settimana e per i più fortunati, uno splendido ponte di tarda primavera….Ah!! Dimenticavo: attendo i vostri commenti e vi lascio con un interrogativo: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?? A presto….. Loredana

Dott.ssa Blanco
Dott.ssa Blanco
Ricevo nello studio di TORINO, C.so Francia 20