Il copione di vita in Analisi Transazionale
18 Dicembre 2013Fame nemica dell’amore…
15 Aprile 2014Cari Bloggers di Psicoaiuto, ringrazio i Vostri preziosi suggerimenti e torno con altri nuovi articoli che mi auguro possiate trovare interessanti!!! Oggi desidero ispirarmi alla nota Opera di Molière “Il malato immaginario” che tratta di uno dei più famosi e comuni disturbi di sempre: l’Ipocondria!!!
Se dopo una certa età è bene cogliere i sensi ed i messaggi del proprio corpo seppur non sconfinando nella follia iper salutistica, in tutti gli altri casi, forse sarebbe meglio fermarsi un attimo e riprendere fiato, senza farsi travalicare dalla preoccupazione esagerata che quasi sempre in questi casi sconfina nell’ansia.
Ma intanto vediamo che cos’è: L’Ipocondria è un disturbo della sfera psichica che consiste nella convinzione o preoccupazione di avere una malattia grave. La persona che ne soffre, si concentra erroneamente sulla percezione dei sintomi somatici presenti, amplificandoli ed interpretandoli come espressione di “mali incurabili e mortali”. Le rassicurazioni delle molteplici figure medico specialistiche consultate, dei familiari e degli amici ai quali si rivolgono, esponendo in maniera costante e minuziosa le caratteristiche dei numerosi disturbi somatici, quali dolori, vertigini, nausea o vomito, malessere generale, ecc. (che non trovano riscontro negli esami e controlli medici ripetutamente effettuati), non sono sufficienti a tranquillizzare il soggetto. L’ipocondriaco si trova così in un perenne stato ansioso che determina un significativo disagio ed una marcata menomazione del funzionamento sociale e lavorativo, rendendolo insicuro, solo ed incompreso.
Quale può essere dunque un intervento psicologico adeguato per chi soffre di Ipocondria? Uno degli obiettivi principali nella terapia della persona che soffre di ipocondria consiste da una parte nel favorire l’accettazione della possibilità di potersi ammalare (così da ridurre la tendenza al continuo controllo del proprio stato di salute a scopo “preventivo”) e dall’altra nel promuovere competenze relative alla capacità di rassicurarsi e fare pensieri positivi (piuttosto che catastrofizzare). La persona potrà imparare a dare uno “stop” ai pensieri automatici catastrofici in modo breve e deciso (piuttosto che fermarsi a fare “test” di verifica sulla propria salute), accorgendosi delle distorsioni cognitive e degli automatismi attuati.
Da un punto di vista dell’Analisi Transazionale la persona che soffre di ipocondria presenta difficoltà a darsi rassicurazioni dallo Stato dell’Io Genitore Affettivo Positivo. Piuttosto cioè che incoraggiarsi e rassicurarsi (rispetto alle sensazioni corporee percepite come sintomi di malattia certa) tende a scoraggiarsi e a criticarsi dallo Stato dell’Io Genitore Critico (Normativo Negativo), arrabbiandosi con sè stesso e rimproverandosi. Quanto più la persona tende a rimproverarsi dal Genitore Critico, tanto più sentirà paura, inadeguatezza, terrore, dallo Stato dell’Io Bambino. (fonte:Studio di Psicologia e Psicoterapia – Roma)
Massimo Recalcati, da buon lacaniano, ci spiega l’ipocondria in un’efficace chiave “poetica” che mi sento di condividere. Egli sostiene che quando subiamo vissuti di perdita, di abbandono, possiamo sconfinare nell’ipocondria, siamo infatti un corpo in frammenti, senza legge, che ci sfugge da tutte le parti che perdiamo, che non risponde a nessun controllo, proprio come l’ansia che si sperimenta quando sentiamo il lancinante mal di testa che interpretiamo come “ preludio di un male incurabile”!Ogni qual volta c’è ipocondria è probabile che il rapporto del soggetto con l’altro e con “l’amore” sia in dubbio o peggio ancora sia … assente. Va da se che il sintomo non sia il corpo bensì la sua espressione simbolica !!!
Il gesto è una parola, una carezza è una parola, un abbraccio è un significante, quindi una parola!!! La parola ha potenza, ha un corpo. Lacan affascinava i suoi ascoltatori perché sosteneva che non fosse la voce che usciva dal corpo ma il corpo che usciva dalle parole. Le parole d’amore sono potenti come un corpo…le parole sono corpo nella dialettica della relazione… (Massimo Recalcati).
Al prossimo articolo…
Loredana

