Non esiste Amore senza Eros
12 Aprile 2012Perdere l’anima…..
23 Aprile 2012
IL DOLORE DELLA MENTE
Sabato mattina: piove, alzarsi dal letto è stata una lotta di coscienza, decidere cosa indossare una “tombola”: dal mio armadio escono pezzi di dubbia provenienza, mi sforzo nell’etichettare il tutto come Vintage, ultima battaglia con le lenti a contatto…. e finalmente mi dirigo verso Torino. Gli Uffici Pastorali Caritas e Salute e il Tavolo diocesano Salute Mentale, in collaborazione con la Parrocchia Gesù Redentore Torino e il Centro Camilliano di Pastorale Sanitaria, hanno organizzato “ Don Mario OpertI” il convegno «Il dolore della mente. Riflessioni ed idee per aiutare le comunità ad affrontare la sofferenza psichica», non posso mancare! Ne vale la pena Convegno interessante, ben organizzato ed altamente formativo, mi preme ringraziare il Dott.Ivan Raimondi per il cortese invito e congratularmi con lui per la splendida riuscita dell’evento ed ora un sunto per condividere insieme a Voi l’esperienza.
Non è possibile un ricongiungimento con l’altro senza un sacrificio di una parte di sé. (Jung)
La nostra società ha creato nuove forme di psicopatologie, quelle “del vuoto”, differenti problematiche educative all’orizzonte. Superata da oltre 30 anni, la diagnosi d’isteria è pressoché scomparsa, al suo posto, attacchi di panico, disturbi dell’alimentazione, dipendenza da sostanze e da gioco d’azzardo, poiché la malattia mentale cambia nel tempo ma la sostanza della psicologia paranoide rimane la stessa.
“Le attese sociali nei confronti degli individui, il peso eccessivo dell’autonomia personale (la necessità cioè di dover continuamente decidere tra scelte molteplici, assumendosene da soli tutta la responsabilità, senza il sostegno delle appartenenze dei “mondi vitali”), sono avvertite dall’uomo moderno come un’oppressione. Il continuo confronto con la molteplicità in una società complessa ed eccedente, la necessità di doversi costantemente misurare con gli altri, divenuti da una parte più vicini perché in competizione ma, dall’altra, più minacciosi perché meno solidali, rischia di richiedere agli individui un controllo della propria prestazione sempre più esasperato.Nello stesso tempo, è sempre più evidente che, in una società ipercomplessa, le difese che la sola intelligenza è in grado di erigere contro il caos sono sempre meno adeguate e sicure.
Il dovere dell’autocontrollo può essere sentito, a tratti, come una morsa paralizzante che spinge gli individui, lasciati a se stessi, a cercare gratificazioni in modi distorti e esagerati: la droga infatti è la parodia dell’eroismo. E’ il rifiuto totale della realtà e nello stesso tempo desiderio e sogno (artificiali) di una vita altra. La fascinazione dell’artificio ipnotico, il suo potere di seduzione, sta innanzitutto nella promessa di onnipotenza, nell’illusione di superamento dei vincoli della vita, quando il reale piacere del vivere non attrae più e sopraggiunge il senso del vuoto.(fonte:don Domenico Cravero).
Nuove forme sintomatiche dunque all’orizzonte, dettate dall’annullamento nichilistico sintomo dello stato attuale di disagio dell’umanità, permeato ormai da un ipertrofico vuoto esistenziale. Il mentale irrimediabilmente condizionato dal sociale, nulla è più importante e gratificante di una spasmodica ricerca di godimento narcisistico. Epoca della perdita del Padre (spaesamento del valore del divino) un riferimento essenziale che favorisce la psicopatologia del vuoto abile catalizzatore di un radicato dolore della mente.
Ci troviamo ad agire in un’indifferente “società liquida “ che ha corrotto il codice dell’amore e generatrice di identificazioni sempre più “solide”. Solida è l’esperienza delle dipendenze traducibili in comportamenti puramente adeguati alla moda, con perdite del vissuto profondo …. Dunque il vissuto soggettivo del vuoto prevale sulla percezione interiore della mancanza d’amore. L’eccesso del mito materiale comporta la morte del mondo personale e lascia posto al vuoto relazionale. La clinica del vuoto tratta fondamentalmente l’assenza della domanda d’amore, la perdita della garanzia del senso dato dai legami, l’individuo si trova orfano di una competenza relazionale necessaria alla struttura del Sé.
Esiste una clinica dell’antiamore? Una formula magica capace di spezzare il malvagio incantesimo?
Forse, ma deve essere attiva ed efficace, basata sull’esperienza del legame con l’altro; desiderio e godimento devono convergere ed infine necessariamente si implora il ricongiungimento dell’Eros con la morte come recupero del valore del sacrificio. Avvalliamo il desiderio di una forza etica per renderlo capace di realizzazione creativa. Non si necessita di retorica educativa o di una voce interiore quanto di un’efficace percorso terapeutico che enfatizzi il valore del legame con l’altro ricordando Eros e Morte per ricostruire l’Umano: questa è la più grande opera!!!
Concludo con una citazione di Diego Suino: “ E’ bello avere la fortuna di aver voglia di fare qualcosa”…..spesso ce ne dimentichiamo!!!!
Loredana
