Emofobia-ematofobia ovvero: la paura del sangue…….

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Emofobia-ematofobia ovvero: la paura del sangue…….

paura del sangue
 

Certo non è articolo per vampiri, i cultori della saga di Twilight inorridirebbero, eppure, sono almeno il 30%nel mondo le persone che provano una paura atavica ed un disgusto incontrollato per il sangue e le ferite: e questo è del tutto naturale. Fobia si!  Ma non malattia. Ci possiamo convivere, una moderata paura del sangue è assai frequente sia nei bambini che negli adulti e a meno che non si faccia i medici o gli infermieri si può sopravvivere. Ovvio la psicoterapia aiuta ed in particolare l’approccio cognitivo comportamentale, dove l’esposizione graduale nel tempo allo stimolo ed il relativo controllo fisiologico delle risposte associate, insegnano al soggetto ematofobico a superare gradualmente il disturbo (desensibilizzazione sistemica)!!! In alcuni casi, eviterei di iscrivermi alla facoltà di Medicina e Chirurgia, ma indubbiamente, ridimensionare l’ematofobia, darebbe alla vita quotidiana dell’individuo una qualità di livello superiore … intanto vi propongo qualche spunto di riflessione!!!! Loredana

Ematofobia

L’esordio si verifica, in genere, nell’infanzia, solitamente entro i sette anni, ed il sesso femminile risulta essere maggiormente colpito.

Negli individui con fobia del proprio sangue si ha una tipica risposta in due tempi allo stimolo fobico: dopo un fugace incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, se la vista del sangue perdura abbastanza a lungo (più di 3-4 minuti) compare una marcata reazione neurovegetativa, accompagnata da nausea, sudorazione, pallore, tremore, sensazione di svenimento.

La fobia del dentista è frequentemente associata alla fobia di sangue-ferita-ago, così come la fobia degli ospedali e di altre pratiche mediche.

Nella maggior parte dei casi la paura è riferita al dolore, all’iniezione per l’anestesia o all’uso del trapano.

La fobia del sangue o delle iniezioni causa delle crisi di paura incontrollate alla vista del proprio e altrui sangue, ma anche davanti al grande schermo. Insorge precocemente e porta a sviluppare strategie di evitamento del sangue simbolicamente associato a qualche contenuto inconscio

fonte:  Francesca Cilento

L’emofobia o ematofobia è la fobia del sangue, classificata dal DSM III come fobia semplice, cioè caratterizzata da alto grado di ansia che può arrivare al panico quando si è a contatto con la causa della paura; ansia anticipatoria ed evitamento dello stimolo fobico; conseguenze sulla vita sociale, lavorativa e affettiva di chi ne soffre. Questa paura si declina in fobia del proprio sangue, del sangue altrui o del sangue in assoluto (che può nascere anche da immagini cinematografiche particolarmente cruente). Si parla di fobia del sangue-iniezioni-ferite quando la paura scatta anche dal ricevere un’iniezione o da essere sottoposto a visite mediche invasive.

La fobia del sangue: sintomi e numeri

Chi soffre di fobia del sangue mette in atto diverse strategie di evitamento per sentirsi sicuro di non trovarsi nel mezzo di una crisi. Ad esempio, non utilizzare oggetti taglienti o appuntiti (coltelli, aghi, spilli, ecc) che già da soli possono suscitare delle forti reazioni di paura. La vista dello stimolo fobico scatena una serie di reazioni tipiche delle fobie: diminuzione della pressione arteriosa, capogiri e svenimenti, ma anche tremori, mal di stomaco e pallore. Queste reazioni sono alla base dell’ansia anticipatoria. La fobia del sangue ha un’insorgenza precoce: i primi episodi generalmente risalgono all’infanzia/adolescenza. In media ne soffre tra il 3,1% e il 4,5% della popolazione, con un’incidenza maggiore nelle donne. Il fenomeno presenta anche una forte familiarità; il 61%-68% di chi ne soffre presenta un caso simile in famiglia.

Dove nasce la fobia del sangue

Pochi studi si sono concentrati sulla fobia del sangue, ma sembra che alla base ci sia lo spirito di conservazione e i meccanismi di difesa dell’Io che ci portano ad evitare quelle situazioni estremamente pericolose. La vista del sangue verrebbe simbolicamente associata a un pericolo mortale che immediatamente porta a reagire impulsivamente e in modo innato attraverso la fuga. La reazione fortemente impulsiva è caratteristica di questa fobia ed è il maggior ostacolo alla possibilità di controllarla. Secondo la psicodinamica ogni fobico presenta una certa dose di attrazione verso l’oggetto della paura. Ogni stimolo fobico sarebbe legato a un oggetto inconscio pauroso (impulsi sessuali o aggressivi proibiti) cui non ci si vuole avvicinare per paura delle eventuali punizioni. In questo caso la fobia del sangue può essere associabile all’aggressività, mentre la paura delle iniezioni si lega a contenuti aggressivi e ipocondriaci.

Indagando invece l’origine della fobia, trovarono che il 52-53% dei soggetti attribuivano la fobia ad eventi traumatici, il 16-24% ad apprendimento osservativo, il 3-7% a trasmissione di informazioni ed il 17- 27% non ne ricordava l’esordio; mentre, in merito alle conseguenze negative del loro disturbo circa un terzo dei 111 soggetti intervistati riportava conseguenze negative al lavoro, un terzo in ambito sociale (figli, amici, ospedali, situazioni varie), ed un terzo dichiarava di avere solo un elevato distress. Alla richiesta di cosa i soggetti pensassero sarebbe potuto accadere nella ipotetica esposizione alla situazione fobica, l’81% dei soggetti affermava che sarebbero svenuti, il 4,5% che vi sarebbe stato un danno fisico o la morte, l’1,8% che si sarebbe ammalato o avrebbe vomitato ed il 12,5% non immaginava cosa sarebbe potuto accadere; suddividendo inoltre il campione in coloro che avevano avuto precedenti svenimenti da quelli che non erano svenuti, risultò che i primi riportavano nell’89% dei casi il timore di perdere i sensi rispetto al 60% di quelli in cui non si era verificato, sottolineando così importanza dell’esperienza già vissuta. Öst (1997), inoltre, ritiene che non vi sia una completa sovrapposizione fra la fobia del sangue e la fobia delle iniezioni, in quanto in un suo campione di 81 soggetti con fobia del sangue, primaria rispetto le iniezioni, il 69% aveva la fobia delle iniezioni, rispetto al 31% dei fobici delle iniezioni che presenta la fobia del sangue.

Per quanto riguarda la terapia esistono notevoli possibilità di successo terapeutico nella cura delle fobie specifiche, tanto più elevate quanto più precisamente vengono identificati i fattori scatenanti e sottostanti il disturbo, e se si ricorre ad un intervento adeguato. Il problema principale della cura delle fobie specifiche è rappresentato dalla riduzione pressoria che può avvenire nel corso dell’esposizione alla situazione fobica, per cui è necessario prevenire tale evento insegnando al soggetto a riconoscere i segni clinici che ne preannunciano l’insorgenza (vampate di calore, sudorazioni fredde, stordimento, nausea, sensazioni visive e uditive, ecc.) e le tecniche per gestirla. In genere la durata del trattamento è relativamente breve, da una sessione di 2-3 ore a 5 sessioni di circa un ora l’una. Nella fobia del sangue-iniezioni-ferite, nello specifico, esiste un primario duplice obiettivo: insegnare a riconoscere i primi segnali del calo pressorio ed applicare una tecnica che elevi la pressione. Una volta appreso ciò, si può esporre il paziente ad uno stimolo visivo come fotografie di prelievi di sangue o persone sdraiate in barella, un ago, una siringa, ecc. e ciò fino a quando il soggetto riesce ad affrontare lo stimolo senza avere le sensazioni di svenimento. È possibile anche esporre ad uno stimolo reale come un ago, una spremuta di arancia nella siringa, una piccola puntura su un polpastrello, una iniezione sottocutanea, ecc. scegliendo la modalità più tollerabile dal soggetto e secondo l’obiettivo che si vuole raggiungere. Contemporaneamente a queste esposizioni, possono essere affrontate anche le cognizioni negative ed i pensieri automatici inerenti l’oggetto della fobia, cercando di identificare le incongruenze logiche e modificare le distorsioni cognitive, oltre che indurre modificazioni della percezione sensoriale.

Fonte: Cinzia Colzi

Dott.ssa Blanco
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Ricevo nello studio di TORINO, C.so Francia 20